Negli ultimi anni ci si sta interessando sempre di più del problema del bullismo, un problema che colpisce sopratutto bambini e adolescenti nel periodo che va dall'inizio delle elementari alla fine delle superiori.
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lunedì 9 maggio 2016
giovedì 18 febbraio 2016
L'EMERGANZA BULLISMO E LA SUA MINIMIZZAZIONE CHE VI E' STATA PER TROPPO TEMPO
Di Salvatore Santoru
Sempre più spesso si sente parlare di tristi episodi legati all'emergenza bullismo, specie dell'emergenza del bullismo violento.
domenica 31 gennaio 2016
Vademecum anti bullismo, i 3 consigli per aiutare i ragazzi
FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/Vademecum-anti-bullismo-i-3-consigli-per-aiutarli/
Da un lato ci sono i bulli e i cyberbulli, raddoppiati negli ultimi due anni, denuncia il Telefono Azzurro. Dall'altra ci sono le vittime, che non ne parlano in famiglia né a scuola e cercano di risolvere (spesso invano) la situazione da soli, spiegano i medici. Insomma, da dove la si prende, la situazione del bullismo tra gli adolescenti italiani fa riflettere. Di qui l'idea di un Vademecum elaborato dalla Società Italiana Pediatria, Polizia di Stato e Facebook, rivolto non solo ai ragazzi ma anche (e soprattutto) ai genitori per aiutare ad affrontare il disagio.
I consigli degli esperti - Il primo consiglio della lista è l'invito a parlare con i figli; il secondo è creare un circuito di informazione coinvolgendo la scuola e i pediatri. Il terzo tenere sempre a mente che l'unica arma è la prevenzione. I ragazzi vittime di bullismo e i bulli hanno delle caratteristiche comuni, come scarsa integrazione nell'ambiente scolastico e tendenza all'isolamento, che devono essere 'campanelli di allarme' da non trascurare. Sottolinea invece Pietro Ferrara, dell'Istituto di Clinica pediatrica dell'Università Cattolica e referente nazionale per maltrattamento e abuso della Società italiana di pediatria (Sip). Ecco alcuni fattori che possono portare a diventare vittime di bullismo secondo l'esperto. "Caratteristiche fisiche, come quella di non essere considerati alla moda o non appariscenti, non belli, orientamenti sessuali non condivisi, la timidezza, e la disabilità".
Pericolo anche dal cyber bullismo - "Intercettare e riconoscere i primi segnali di disagio di un adolescente che potrebbe essere vittima di cyber bullismo e bullismo è la prima regola da osservare", spiega Giovanni Corsello presidente della Società italiana pediatria (Sip) riferendosi al gesto della dodicenne che si è gettata da una finestra perché vittima di atti di bullismo. Secondo Corsello i primi campanelli di allarme che devono indurre un genitore ad intervenire sono "i cambiamenti di abitudini dell'adolescente, dall'isolamento, all'insonnia ma anche il rifiuto del cibo.
giovedì 11 giugno 2015
Bullismo: l’errore è pensare di meritarlo
Di Salome Sodini e Silvia Carrus
In Toscana abbiamo una parola bellissima per descrivere chi viene infastidito dalle minime cose, prova piacere nel potersi lamentare di tutto e preferibilmente gira anche con le lacrime in tasca: fioso. In virtù dell’essere io una bambina estremamente fiosa e viziata, secondo la maggior parte delle maestre che ho avuto, ero altresì convinta di meritarmi tutti i dispetti che mi facevano tutti i miei compagni di classe. Ne facevo anch’io, talvolta, perché in fin dei conti ero pur sempre una bambina di sette anni, ma sopportavo, senza che mi passasse per l’anticamera del cervello la possibilità di potermi difendere o reagire in qualche modo.
Non era questione di non saperlo fare, era proprio che non mi veniva in mente questa possibilità: confusamente capivo che ero fiosa e viziata, essere fiosi e viziati è male, essere presi in giro perché si è fiosi e viziati è una conseguenza naturale. In quanto bambina fiosa e viziata sentivo di avere però il diritto di piangere e lamentarmi della mia triste sorte con chiunque mi capitasse a tiro, dopotutto era quello che gli altri – le maestre, i miei amichetti, perfino i miei genitori – si aspettavano che facessi, alimentando un circolo vizioso che potenzialmente poteva durare per sempre.
A onor del vero, non ci sono mai state tragedie: la cosa più brutta che mi è capitata è stata quando un bambino, in quinta elementare, mi ha sputato nei capelli; la cosa più stupida che sono stata costretta a fare è stata saltare dal tetto di un capanno degli attrezzi alta un paio di metri, ai tempi delle scuole medie.
Se però dico che sono stata vittima di bullismo la gente si aspetta le tragedie che salgono agli onori della cronaca ogni tre per due, dalle baby-gang che picchiano un compagno per rubargli i soldi, alla ragazzina ripresa col cellulare e svergognata pubblicamente per ogni dove, passando per chi viene picchiato in quanto colpevole di parlare con accento straniero, di provare interesse per il genere sbagliato, o semplicemente di indossare vestiti non appropriati.
Forse anche in virtù dell’essere stata una bambina fiosa e viziata, forse perché da grande vorrei lavorare nell’ambito dell’educazione, leggo sempre con grande interesse e tanto dispiacere le notizie di questo tipo, chiedendomi ogni volta perché è successo, si poteva evitare, come mai non se ne è accorto qualcuno prima. Da quando ho iniziato a fare ripetizioni e a vedere quindi cosa succede a scuola da un altro punto di vista ho scoperto di essere piuttosto brava a riconoscere eventuali segnali preoccupanti, ma alla fine dell’ora mi assale comunque un senso di impotenza terribile: so cosa succede, più o meno, ma non posso fare niente per impedire che accada. Qual è il limite per intervenire se nessuno ti chiede direttamente aiuto?
Gli psicologi definiscono il bullismo come un tipo di condotta aggressiva, basato su uno squilibrio di potere tra vittima e prepotente; convenzionalmente, si parla di bullismo quando l’atto è intenzionale e ripetuto nel tempo. Generalmente, si tende a distinguere il bullismo diretto(fisico o verbale che sia) da quello indiretto (il gruppo manipola le strutture sociali per escludere la vittima, a dare fastidio è più il non fatto che il fatto). È interessante notare che alle femmine viene attribuito quasi sempre il bullismo indiretto: quando ce ne parlavamo a scuola, veniva quasi sempre fuori che eravamo più subdole e cattive, e incapaci di dirci le cose in faccia come facevano i maschi, che si tirano due pugni e poi amici come prima. Stereotipi di genere come se piovesse, insomma.
Per quella che è stata la mia esperienza durante le scuole elementari e medie, credo che il più grosso errore sia soltanto concentrarsi sul bambino che subisce bullismo. Quando andavo alle scuole medie ogni anno abbiamo avuto un progetto diverso sul bullismo, ogni anno ne abbiamo parlato e sviscerato le cause e ci siamo chiesti se qualcuno di noi aveva subito niente di tutto questo, o se riconosceva comportamenti aggressivi negli altri: la risposta è sempre stata no.
Tacevo io, anche se Tizio e Caio mi davano noia, taceva Sempronio, che era considerato stupido ritardato e veniva aggredito regolarmente da tutti quanti noi, tacevano gli altri. Questa cosa non mi riguarda, chiedere aiuto è vergogna, chi fa la spia non è figlio di Maria! Al momento delle domande io disegnavo con il lapis sul banco e aspettavo la fine dell’ora.
La mia amica Soraya dice che io mi preoccupo troppo, quando le racconto di uno dei bambini che aiuto a fare i compiti e che ho il sospetto venga perseguitato a scuola: libri strappati e pieni di parolacce scritti in una scrittura non sua, che mi strappa di mano non appena vede che cerco di leggere cosa gli hanno scritto. Soraya dice che impicciarsi nelle cose dei ragazzini è sbagliato, che sono come i gattini che imparano a cacciare facendo la lotta e in fin dei conti alla vittima va bene così, altrimenti si ribellerebbe.
Delle sue affermazioni, condivido forse in parte soltanto l’ultima, perché ricordo che sì, io pensavo di meritarmi tutto ciò e anche di peggio, però mi chiedevo anche perché l’unica a essere chiamata in casa dai genitori – quando mio padre vedeva che i bambini in piazza esageravano – ero io, che in fin dei conti non avevo fatto nulla di male. Se c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel bambino che non si difende, perché non vuole e/o non ci riesce, altrettanto c’è nel bambino che per affermare se stesso ha bisogno di fare del male agli altri.
Mi piacerebbe raccontarvi di come io sono riuscita a spezzare il cerchio e a uscire dalle dinamiche del bullismo, ma la verità è che non lo so. Credo che a un certo punto si diventa grandi, nella migliore delle ipotesi ci si circonda di persone diverse, persone che ci piacciono e che ci apprezzano per quello che siamo, nella peggiore le dinamiche del bullismo si trasformano in qualcos’altro – mobbing o nepotismo, per esempio.
Sicuramente, restano le cicatrici; se da una parte quello che non uccide rende più forti, dall’altra io mi guardo indietro e mi chiedo se questa sofferenza, anche quando non finisce in tragedia, sia davvero motivata. Ognuno deve salvarsi da solo, ma lasciare un ragazzino in balia del gruppo (vittima o carnefice che sia) non è una cosa sensata; forse sono un’ingenua senza speranza, ma credo che presi singolarmente anche i bulli non siano cattivi.
I bulli sbagliano soltanto il modo di relazionarsi con gli altri, proprio come le loro vittime, ripetendo spesso a pappagallo comportamenti sbagliati del mondo degli adulti. Per questo dico che i progetti di bullismo fatti a scuola molto spesso sono inutili: nella mia esperienza parlare al gruppo, che è forte e compatto e non ha coscienza, non serve. È alla persona singola, per quanto possa essere piccola e superficiale, che devi rivolgerti.
Il mio punto di non ritorno è stato il capanno degli attrezzi. Era l’estate della quinta elementare e ricordo come costante di quel periodo il fatto che giocassimo sempre a Obbligo e Verità. Mi ero ritrovata ad essere l’unica femmina in un gruppo di maschi, e forse anche per questo (oltre ad essere viziata e fiosa, come sopra) venivo presa costantemente di mira. Quell’anno erano tutti convinti che avessi una cotta per Z., il bambino con cui giocavo più spesso, e ricordo che si inventavano per me gli Obblighi più pesanti che riuscivano a trovare soltanto per farmi cedere, scegliere Verità e obbligarmi a dichiarare davanti a loro il mio amore incondizionato per Z.
Tralasciando che non mi ero mai posta il problema di avere o meno una cotta per Z., qualcosa mi diceva che sarei stata costretta ad ammetterla lo stesso, Z. avrebbe quindi ribattuto dicendo che gli facevo schifo (che lo pensasse davvero o meno) e non sarei più potuta andare a casa sua a giocare a Tomb Raider: davanti a un simile panorama, accettavo di buon grado di essere piuttosto obbligata a mangiare le foglie della siepe, a urlare dal balcone e a camminare in equilibrio sui muretti.
Il giorno del punto di non ritorno, però, evidentemente il resto del gruppo cercò di farmi cedere alla Verità, facendo proporre a Y un obbligo discretamente folle: saltare dal tetto del capanno degli attrezzi. Per quanto a dieci anni non avessi particolarmente senso del pericolo, lo capivo pure da sola che saltare da un paio di metri non era la migliore idea di sempre e lì esitai. Se non salti non hai fatto l’Obbligo e devi fare Verità, io non volevo assolutamente fare Verità, quindi ritenni meno tragico chiudere gli occhi, lasciarmi cadere di sotto e finire sull’erba.
Mi rialzai subito in piedi, come se non credessi nemmeno io di non avere nulla di rotto: tremavo. Senza dire una parola, me ne andai via, pensando confusamente di aver vinto in qualche modo e non tornai mai più a giocare a Obbligo e Verità. Credo di aver iniziato a capire in quel momento che, pur essendo una bambina fiosa e viziata, comunque non meritavo ciò e non ero obbligata a subirlo. E la consapevolezza è sempre il primo passo.
mercoledì 3 giugno 2015
Bullismo:secondo studio di università inglese, i danni che provoca sono peggiori di quelli prodotti dai maltrammenti
Essere stati vittime di bullismo da piccoli produce danni sulla psiche più difficilmente superabili di quelli prodotti dai maltrattamenti. Lo rivela uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori dell'Università di Warwick (UK) che è stato pubblicato sulla rivista The Lancet Psychiatry Journal.
I risultati della ricerca condotta da Dieter Wolke mostrano infatti che i ragazzi vittime del bullismo da adolescenti, in età adulta hanno un rischio di manifestare ansietà cinque volte superiore a quelli che invece hanno subito maltrattamenti di altra natura e un rischio doppio di depressione e autolesionismo.
"Fino ad oggi - ha spiegato l'autore della ricerca - le autorità sanitarie si sono dedicate a sviluppare progetti per affrontare le problematiche dei ragazzi maltrattati. Questo studio dimostra che è opportuno concentrarsi con maggiore tenacia anche sul fronte del bullismo, che causa danni ancora maggiori nella psiche di chi lo subisce".
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